La palestra dell’anima

La pietà era il punto cruciale dei consigli dispensati da Paolo a Timoteo. Chiedi ai tuoi amici di descrivere un uomo pio. Immagineranno un monaco, ritirato dal mondo, impegnato a pregare, a meditare e a salmeggiare inni dietro i muri del suo monastero. Altri pensano ad un apostolo benefattore, campione in buone opere, moralista, sempliciotto, innocente al punto da risultare noioso. Tutto questo è lontanissimo dalla realtà! Un teologo ha definito la pietà in questo modo: “Essa non è l’espressione di una beata e superficiale adorazione. Non ha nulla a che vedere con una conoscenza puramente intellettuale di Dio. Non è neppure una virtù cardinale, e meno ancora un ideale concepito unicamente per far da contrappeso alla filosofia degli gnostici secondo i quali l’intera creazione è fondamentalmente corrotta e cattiva. La vera pietà, nasce da una fede profonda e, al contrario, porta a onorare Dio come Creatore e Redentore, attraverso ognuna delle nostre attività quotidiane.” Certi benintenzionati sembrano pensare che l’assomigliare a Cristo significhi dover tendere a diventare perfetti. Per loro, l’ottima forma spirituale dipende da un succedersi di esercizi religiosi destinati a disciplinare il corpo e lo spirito, un po’ come gli esercizi di ginnastica che si praticano ogni giorno per rassodare i muscoli del corpo. Questo non si chiama più cristianesimo ma ascetismo! Se vuoi solo imparare a controllare i tuoi impulsi o diventare più “zen”, qualsiasi metodo orientale di meditazione andrà bene!
Quello che differenzia il cristianesimo dalle altre religioni è la sua ragione d’essere. È imparare a conoscere Cristo, ad assomigliargli, non di raggiungere una perfezione morale inaccessibile (anche se il tuo carattere rischia di migliorare nel percorso!)
E neanche scoprire un Nirvana improbabile (anche se la tua vita rischia di diventare notevolmente più calma e serena!)
Nessuna disciplina spirituale, anche la più estrema, ti permetterà di ottenere di più il favore del Padre. Siamo beneficiari della Sua grazia, espressa in Cristo, avendo Gesù compiuto ogni cosa per noi alla croce. Può essere definito “pio” il credente che ha scacciato il proprio io dal centro della sua vita per cedere il posto a Cristo. Si è fatto uomo perché nell’esaminare il suo ministero terrestre, potessimo scoprire il piano divino per la nostra vita personale. Lui è l’esempio di pietà senza macchia. Essere “pii” significa semplicemente assomigliare di più a Cristo!

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