Il vero perdono (prima parte)

Prima di riflettere sul vero significato del perdono, vediamo che cosa non è!
Perdonare non vuol dire approvare la condotta dell’altro. Gesù perdonò alla donna adultera, senza approvare il suo atteggiamento: «Va e non peccare più» (Giovanni 8:11)
Perdonare non vuol dire cercare delle scuse. A volte sarebbe molto più facile!
Perdonare non vuol dire amnistia o graziare. Questo termine giuridico implica che la persona graziata non debba più rispondere delle sue azioni. In effetti, solo Dio può agire così. Nessun essere umano può sostituire Dio in questo ruolo!
Perdonare non è un sinonimo di riconciliazione. Per riconciliarsi, le due parti in questione devono mettersi d’accordo, e non è sempre il caso.
Perdonare non vuol dire rifiuto di ammettere l’errore. Prima di poter perdonare veramente, dobbiamo accettare la sofferenza che ci è stata inflitta.
Perdonare non vuol dire dimenticare! Non possiamo mai dimenticare gli eventi che hanno segnato la nostra vita. Talvolta, scegliamo semplicemente di non ricordarcene!
Nel suo libro “il vero perdono” R.T. Kendall scrive: “Che vittoria spirituale abbiamo ottenuto se, anziché perdonare veramente, abbiamo semplicemente ignorato il male che abbiamo subito? Asseriamo di saper perdonare mentre rifiutiamo di accettare l’intensità della sofferenza che l’altro ci ha inflitto. Facendo questo evitiamo di soffrire troppo profondamente, mentre il vero perdono è sempre doloroso. Rifiutare ogni vendetta non è mai facile. Ci costerà sapere che chi ci ha fatto del male se la caverà senza conseguenze senza che nessuno sappia quanto ci ha fatto soffrire. Il perdono è sempre un sacrificio. Ma quando lo accettiamo con conoscenza di causa, chiedendo a Dio di benedire chi ci ha fatto soffrire, entriamo in un’altra dimensione spirituale: iniziamo a comportarci come avrebbe fatto Gesù, inizieremo ad assomigliarGli veramente!”

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