Lo spirito di compassione

Ogni giorno al tuo risveglio, adotta l’atteggiamento di questa donna che aveva l’abitudine di dire: “Meno male che la bontà del Signore, le Sue compassioni, si rinnova ogni giorno, perché avevo esaurito tutta la scorta di ieri.”
Che cos’è la bontà? È l’espressione di un cuore tenero che vuole dimenticare il male subito e preferisce trattare i propri nemici con uno spirito di compassione che essi non meritano. Davide aveva molto amore per Dio. Eppure il suo appetito sessuale lo spinse a commettere adulterio con una donna di cui fece in seguito uccidere il marito, uno dei suoi migliori amici! Davide poteva parlare della compassione divina, perché sapeva fino a che punto lui ne aveva avuto bisogno! Solo un uomo profondamente onesto con sé stesso poteva dire: «Celebrate il SIGNORE, perch’egli è buono, perché la sua bontà dura in eterno!» (Salmo 107:1). Se credi che il successo dipenda solo dai tuoi meriti, ti sbagli di grosso! Paolo, il più grande degli apostoli, scrisse: «io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no.» (Romani 7:18)
È impossibile dimostrare noi stessi della compassione verso gli altri prima di aver compreso a che punto dipendiamo dalla Sua compassione verso di noi. Dobbiamo anche imparare a ricevere e accettare le espressioni della Sua bontà nei nostri confronti. Se fossimo perfetti, al punto da non aver bisogno della Sua bontà, esigeremmo la stessa condizione di perfezione dagli altri. Ogni volta che dimentichiamo fino a che punto dipendiamo ogni giorno dalla Sua bontà, diventiamo impossibili da sopportare per chi ci sta vicino! E Dio deve ancora una volta ricordarci quanto la nostra natura umana sia debole e corrotta. Forse, dovremmo fare qualche esperienza dolorosa o imbarazzante, necessaria per farci apprezzare la Sua bontà nei nostri confronti, per renderci un poco più umili e quindi più utili al Suo servizio.

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