Uno sguardo che cambia tutto (quarta parte)

In questi versetti non figura nessun nome dei tre personaggi femminili. Eppure è Miriam che ricorre a Iochebed, sua madre, per allattare Mosè fratello e figlio di queste donne. Tutto questo per la figlia del faraone di cui la Bibbia non svela il nome, ma principessa che darà il suo al bambino trovato: Mosè. I primi mesi di questo Mosè sono rocamboleschi e veramente sorprendenti. Tutto è iniziato molto prima da una constatazione del faraone: gli immigrati ebrei sono troppo numerosi nel suo paese per non diventare una minaccia per la sicurezza nazionale. Per rallentare la natalità fra i discendenti di Giacobbe, il faraone impone loro carichi sovrumani. Obiettivo: rendere la vita impossibile perché gli Ebrei siano disgustati all’idea di mettere al mondo dei figli in quelle condizioni. Ma le coppie d’israeliti continuano a fare dei figli. Allora il faraone va oltre nella sua strategia e ordina alle ostetriche di far morire i figli maschi alla nascita, cosa che esse rifiutano di fare (Esodo 1:17). Poi arriva la storia di questo bambino di questo bambino salvato dalle acque. In questa nuova situazione operano tre donne per la sopravvivenza del bambino nonostante le minacce e gli ordini orribili di buttare i maschi appena nati nel Nilo. Il bimbo risparmiato dagli ordini e dalle acque sarà alla fine il salvatore, il liberatore del popolo oppresso. È un capovolgimento della situazione di quelle che Dio ama fare. Ma uno degli aspetti da non dimenticare in questa storia è che il salvatore Mosè è in vita grazie a delle donne: prima le ostetriche, poi sua madre, sua sorella e infine la figlia del faraone. Questo appunto, che è solo un dettaglio, c’è anche per dimostrare la posizione essenziale della donna nella salvezza del popolo e dell’umanità intera. Ecco un insegnamento biblico che è necessario ricordare, un semplice sguardo può cambiare così tante cose!

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