La disciplina della resistenza e della costanza

V. Raymond Edman scrisse: «Essere torturato senza pietà da forze esterne, e tuttavia preservare la propria integrità interiore, significa possedere la disciplina della resistenza.»
La vita di Mosè è descritta in due parole: «rimase costante». Rimase costante malgrado il disprezzo di Faraone, il re più potente della terra. Rimase costante malgrado la testardaggine degli Ebrei che mormoravano, si ribellavano e lo biasimavano. Rimase costante malgrado le critiche di Miriam e di Aronne, la sua stessa famiglia. Le loro parole furono sferzanti, ma egli rifiutò di scoraggiarsi. Rimase costante malgrado il rapporto negativo delle dieci spie che tornarono dicendo: «vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro.» (Numeri 13:33)
Paolo scrisse: «…affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere.» (Efesini 6:13)
Resistere, restare in piedi quando i tuoi nemici sembrano prosperare ed i malvagi sembrano averla vinta. Resistere quando i grandi agiscono di nascosto ed i piccoli esigono ciò che non meritano. Resistere quando nessuno sa se ti sei compromesso. Qual è il tuo sentimento oggi? Ti senti scosso là dove un tempo eri forte? Ti lasci andare davanti ai piccoli? O davanti alle opinioni altrui perché sei stanco della loro disapprovazione?
Mosè ha sopportato tutte queste cose fino al ottant’anni. Come? «Rimase costante, come se vedesse colui che è invisibile.» Ecco la soluzione!
Si ricordava continuamente che il suo unico scopo nella vita era piacere al Signore, ubbidirgli, glorificarlo ed ottenere la Sua approvazione a qualsiasi costo. Che si può dire di più?

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